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You are at:Home»Motocikli»Don biker, l’intervista: “La mia prima moto me la sono costruita da solo”
Motocikli

Don biker, l’intervista: “La mia prima moto me la sono costruita da solo”

June 10, 2025No Comments4 Mins Read0 Views
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A tu per tu con il prete con il “pallino” delle due ruote. Ingegnere meccanico, motociclista, religioso salesiano di don Bosco, parroco di Castel Gandolfo, vicino a Papa Francesco e adesso a Papa Leone XIV

Giorgio Belleggia


10 giugno – 12:23 – ROMA

La percezione del motociclista ribelle e violento scricchiola quando arriva don Biker, il parroco di Castel Gandolfo, salesiano di don Bosco, ingegnere meccanico e appassionato delle due ruote da sempre. Don Biker è padre Tadeusz Rozmus, e quando arriva con la sua Kawasaki Vulcan 1700 di cilindrata, modello Vaquero, non passa certo inosservato. “Taddeo”, come lo chiamano i fedeli, sarà alla testa del gruppo di bikers che sabato 14 giugno partirà da Piazza della Libertà di Castel Gandolfo per andare a incontrare Papa Leone XIV per il Giubileo del motociclista.

Padre Taddeo, un religioso in testa al gruppo di motociclisti che va dal Papa è una notizia…
“Per me è un’abitudine. Accompagno sempre i gruppi di motociclisti in alcuni tour qui intorno, ma consideri che due volte l’anno facciamo Castel Gandolfo-Cracovia e ritorno. Certo, sabato è una giornata particolare perché andiamo da Sua Santità e non è cosa da tutti i giorni. Devo ringraziare l’ex prefetto e presidente del Moto club Polizia di Stato, Francesco Capelli, che ha organizzato tutto con grandi capacità e tanta passione”.

Soprattutto in questo caso la moto si può definire strumento di aggregazione?
​”Passione e aggregazione, certo che sì, ma anche strumento di evangelizzazione: senza la moto non potrei stare con i motociclisti e condividere con loro momenti di grande convivialità. Da Roma vengono in molti, soprattutto la domenica. Spesso ci vediamo in piazza. Così si avvicinano alla Chiesa. Anche donne tatuate e con giubbotti di pelle che sembrano distanti dalla cristianità invece parlano, raccontano esperienze, si aprono e scopri una sensibilità e una purezza bellissime. I nostri incontri sono come per la Messa, chi vuole venire viene”.

E cosa dice ai motociclisti?
​”Quando sono con loro sono uno di loro, quindi non faccio prediche. Però li invito sempre alla prudenza e all’intelligenza alla guida, al rispetto del codice stradale che poi è il rispetto per tutti, per la vita. Guidare è un modo per dimostrare civiltà, come in tante altre attività umane. Purtroppo in Italia e a Roma c’è poca disciplina. Noi non dobbiamo disturbare gli altri, semmai dobbiamo accogliere e dare sicurezza. Per questo i nostri comportamenti su strada devono essere esempio di rispetto e prudenza”.

Sabato l’abito talare resta in sacrestia, giusto?
​”In moto mi vesto da motociclista. Porto con me sono una crocetta maltese. Perché maltese? Perché mi piace. Alcuni mi dicono “ma tu sei davvero un prete” e questo mi fa piacere perché mi percepiscono come uno di loro. Poi rispondo certo che sì e da qui a volte mi fanno molte domande, sono curiosi ma rispettosi”. 

Padre le piacciono le moto anche quando corrono?
​”Guardo solo le gare di speedway, quelle sì che mi piacciono. L’ho anche praticato perché in Polonia è molto diffuso. Sono nato in un paesino a pochi chilometri da Auschwitz e lì lo speedway è uno degli sport nazionali”.

E la passione per le due ruote da dove arriva? Qual è stata la sua prima moto?
​”La mia prima moto non esiste, perché a dodici anni me la sono costruita da solo con l’aiuto di mio padre. Era un insieme di pezzi assemblati alla meglio che non dimenticherò mai, anche perché è stata la mia compagna delle prime avventure compresa la fuga inseguito dalla polizia perché non avevo la patente. Alcuni miei amici e io mettevamo le targhe finte e facevamo a corse sulle strade: detta così sembra incoscienza e forse un po’ lo era, ma lì c’erano poche macchine. Mio padre aveva una Junak custom, e quando non c’era prendevo anche quella e anche con quella sono stato inseguito dalla polizia. Cose che al mio Paese si facevano da ragazzi. Costruire la mia prima moto è stata la mia vera scuola perché poi sono diventato ingegnere meccanico”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA



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